Il WeGil di Roma, hub culturale della Regione Lazio, nel cuore del quartiere Trastevere, gestito dalla società in house LAZIOcrea ospita la mostra “Agrosfera – Storie di Tradizione e Innovazione” che costituisce l’approdo laziale di un ambizioso progetto a carattere nazionale promosso dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).
L’esposizione, costituita da 27 portfolio di diversi autori con più di 300 foto, si configura come un vasto e stratificato racconto collettivo che elegge la fotografia a strumento di indagine sociale, antropologica ed economica, esplorando le complessità metodologiche ed umane che governano oggi il mondo dell’agricoltura e dell’agroalimentare.
Il viaggio tra le sale del WEGIL è stato concepito come un cammino in due atti, capace di dare voce alla pluralità dei linguaggi fotografici adottati dagli autori.
Sala I piano: Le Radici del Gesto: Storie Fondative e Sguardi d’Autore
Nella sala al primo piano l’allestimento si sviluppa attorno a una rigorosa raggiera geometrica che isola sette pilastri progettuali ed emotivi della mostra. In questo spazio il ritmo visivo rallenta, invitando a una sosta meditativa di fronte a progetti di valore storico, intimo o concettuale. E il luogo della memoria profonda, dove le filiere primarie del grano, del pane e del vino diventano il pretesto per una riflessione pura sul legame indissolubile che unisce l’uomo, lo scorrere del tempo e il suo territorio d’origine.
Sala Il piano: L’Atlante dell’Agrosfera: Geografie, Economie e Comunità
Si cambia radicalmente registro per accogliere un grande atlante corale e dinamico composto da venti portfolio. II racconto si srotola lungo le pareti attraverso un itinerario geografico e umano che tocca prima La Terra Nutrice, un viaggio immersivo tra pastorizia, allevamenti d’avanguardia e presidi biologici, per poi spostare il focus su
Acquacoltura e Pesca, esplorando la fatica e i gesti legati alle filiere dell’elemento acqua tra fiumi e mari. Questo grande affresco si chiude infine nello spazio del Tempo Condiviso, laddove il cibo abbandona la terra e si fa interazione sociale, ritualità nei mercati, memoria delle tradizioni, rete solidale per il sostegno degli altri.
Nasce cosi un itinerario visivo avvolgente, dove il bianco/nero e il colore si alternano non solo come scelte estetiche. ma come precise coordinate emotive per interpretare un settore in perenne evoluzione.
